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Presentazione

 

Lo scorso anno ho avuto il piacere di curare per la prima volta la rassegna di letteratura, teatro, musica e arte, dal titolo MeravigliArti, che si tiene alla Cappella Sansevero di Napoli nei mesi di maggio e giugno. La straordinarietà del luogo, l’unicità artistica e la “presenza” del principe Raimondo di Sangro che si avverte in ogni angolo di questo scrigno barocco stimolano il pensiero, la riflessione e la fantasia di chiunque entri in contatto con questa meraviglia.

 

È passato un anno e ciò è servito a stringere i rapporti con il principe, ad avere con Lui un po’ di confidenza in più, sempre nel rispetto dei ruoli, consentendomi la sfacciataggine di farlo intervistare, ma per farlo ho scelto un intervistatore eccellente. È nata così, per l’edizione 2015 di MeravigliArti, una “intervista impossibile” al principe Raimondo di Sangro, scritta dal nostro grande autore partenopeo Raffaele La Capria. L’intervista, che sarà portata in scena da Andrea Renzi e Peppe Servillo in uno degli appuntamenti della rassegna, ci aiuterà ad approfondire (come è nel genere letterario delle interviste impossibili, nate per la radio negli anni ’70) la conoscenza del principe, dei suoi interessi, delle sue idee e delle sue scoperte attraverso un approccio giornalistico e la scrittura di un maestro della letteratura.

 

Lo storico dell’arte che quest’anno racconterà lo splendore barocco della Cappella Sansevero sarà Vittorio Sgarbi, che già in varie occasioni si è soffermato sulla unicità di questo luogo e che per la prima volta lo farà nella Cappella alla presenza del pubblico.

 

La luce sarà protagonista dello spettacolo, per grandi e piccini, tenuto da tre ricercatori del Dipartimento di Fisica dell’Università di Milano. Il 2015 è l’Anno Internazionale della Luce, ed è nato così Light Mystery, una commedia leggera sulla scienza che parla di luce. Del resto, uno dei principali argomenti di ricerca del principe fu proprio la luce, il “lume eterno”. I bambini saranno ancora una volta protagonisti: i tre scienziati infatti sperimenteranno e dimostreranno con l’aiuto e il coinvolgimento del pubblico nella magica cornice della Cappella, sotto l’occhio attento e severo del loro Illustre Collega che li ha preceduti di un paio di secoli e più.

 

L’artista contemporaneo che interverrà con il suo segno sarà Giulio Paolini: ancora una volta l’intuizione di Alfonso Artiaco, dell’omonima Galleria, con cui mi sono confrontata anche per questa edizione, incontra un grande artista che entrerà nell’orbita affascinante della Cappella Sansevero.

 

Per la musica ho invitato il Quartetto Euphoria, che in uno show di cui ha curato la regia la Banda Osiris si trasformerà sotto gli occhi del pubblico e, dalla serietà di un concerto di classica di un quartetto d’archi, le musiciste condurranno a un caos sonoro che scuoterà suonatrici e partiture, per lo stupore e il divertimento degli astanti.

 

L’eccellenza del luogo, la gestione illuminata, la notorietà in Italia, e non solo, hanno reso agevole il mio lavoro: l’invito alla Cappella Sansevero è stato sempre accolto in maniera entusiastica dagli artisti, che hanno mostrato curiosità e nel contempo ammirazione.

 

Spero che tutto ciò possa far piacere al principe e cerco di onorarlo per quanto mi è possibile.

 

Paola Servillo

Direttore artistico

Raimondo di Sangro e le arti della meraviglia

 

“Uomo fatto a tutte le cose grandi e meravigliose”: così Antonio Genovesi, gigante del pensiero settecentesco, definì Raimondo di Sangro, traducendo liberamente una frase in latino della Lettera Apologetica del principe di Sansevero, poi apposta anche sulla sua lapide nella cappella gentilizia. E ancora: “maravigliose e stupende invenzioni” enumerò il contemporaneo Giangiuseppe Origlia Paolino nel profilo biografico del di Sangro, un “ingegno singolare, meraviglioso, si direbbe prodigioso” riconobbe al principe perfino la Congregazione dell’Indice dei libri proibiti, nell’atto di mettere al bando il capolavoro letterario del libero pensatore.

 

Dal giovanile progetto di una macchina teatrale alla riproduzione in laboratorio dello scioglimento del sangue di San Gennaro, dalla stampa policroma agli scritti sulla realizzazione di un lume eterno, dai capolavori commissionati per la Cappella Sansevero alle ultime uscite pubbliche a bordo di una carrozza marittima, tutta l’avventura intellettuale di Raimondo di Sangro fu segnata dall’ansia di meravigliare, dall’intento di illudere, dall’estro di provocare. I viaggiatori settecenteschi che visitavano il palazzo del principe in largo San Domenico Maggiore si inoltravano in una vasta Wunderkammer, dove macchine anatomiche, complicati orologi, marmi e gemme artificiali, tessuti dalle proprietà inconsuete, cera e seta vegetali, quadri di lana o dipinti con tecniche di nuova ideazione, perfino risultati di misteriosi esperimenti di palingenesi facevano bella mostra di sé. Né lo stupore cessava quando dalle stanze del palazzo, attraverso un ponte, gli ospiti passavano nella cappella prospiciente e restavano incantati dinanzi alla trasparenza del velo del Cristo di Sanmartino, alla virtuosistica rete del Disinganno o alle simulate architetture della volta.

 

Quelle invenzioni e quei capolavori testimoniavano la varietà degli interessi di Raimondo di Sangro, dotato di una mente cui – sintetizzò efficacemente Origlia Paolino – “era impossibile restringersi nell’occupazione di un solo oggetto”: il suo desiderio di stupire trovò sbocco così nelle più diverse scienze, tecniche e arti, tanto da indurre i contemporanei ad affermare che il principe non era un accademico, ma “un’accademia intera”.

 

Culto per la meraviglia ed ecletticità fecero di Raimondo di Sangro una personalità profondamente barocca, ma non andarono mai disgiunte da un’altra caratteristica che connotò tutto il suo operare: l’ironia. Nelle più avventate affermazioni delle sue opere letterarie, nelle più spettacolari delle sue trovate, nelle più incredibili opere d’arte che commissionò si celava sempre il sorriso arguto di chi amava suscitare negli altri il dubbio su credenze radicate, se non anche sulle loro percezioni. L’orgoglio fin troppo esibito per una cultura sterminata e il gusto per il coup de théâtre convissero in lui con la leggerezza del gioco e il costante invito, rivolto agli altri come a sé, a non prendersi troppo sul serio.

In questo spirito andrà intesa – ma potrebbero farsi altri mille esempi – la domanda che pose a un suo corrispondente, perplesso sulla opportunità che il principe comunicasse un suo poco verosimile esperimento: “dovrei portarmi fino al sepolcro l’acerbissimo dolore di non aver potuto render pubblica una mia maravigliosa scoperta?”. E sarà superfluo dire che, dopo queste parole ostentatamente piccate, della “maravigliosa scoperta” del lume perpetuo, annunciata diffusamente perfino alla prestigiosa Accademia delle Scienze di Parigi, il principe non rivelò mai il segreto, lasciando contemporanei e posteri con più di un interrogativo.

 

Fabrizio Masucci

Presidente Museo Cappella Sansevero

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